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L'isola in cielo (D. Costa)

C’era una volta nell’isola di INCANTEVOLANDIA un popolo di gnomi e di elfi che fabbricavano giocattoli e oggetti utili. Avevano una fabbrica bellissima con i tetti d’oro,le finestre di argento, le pareti in cristallo swarovsky.La fabbrica, era nascosta e solo gli gnomi e gli elfi potevano accedere, grazie ad un albero con una porta invisibile a tutti gli altri abitanti del bosco. All’interno dell’albero si trovavano un tunnel per accedere a una nuvola, dove si trovava la fabbrica, e tutti gli oggetti magici. Incantevolandia era bellissima, con animali, stagni, laghetti, ponti di legno , fiori, alberi.. Molto spesso il saggio ANTENNA (elfo) prendeva le erbe per medicare le piccole ferite. Nelle vicinanze del bosco abitava una strega di nome ANNIZZITA , la sua casa era fatta con dolci di ogni tipo, e il caminetto, fatto di ciambelle alla crema. Un giorno,TUNA e LUCCIOLO (gnomi) camminando videro la strega in partenza con la scopa e pensarono che stesse andando da sua nonna AZZATITI; e cosi entrarono nella sua casa,misero, una molla davanti alla porta,dei vermi nella serratura, nel rubinetto la muffa,nella caffettiera 5 topi, nella luce l’esplosivo. Possiamo immaginare la furia della strega al suo ritorno, era talmente arrabbiata che si diresse verso l’albero, mentre, tuna e lucciolo stavano entrando , ma lei non fece in tempo e l’apertura dell’albero si richiuse velocemente che la poveretta prese una facciata. Sempre più arrabbiata studiò il modo di tagliare l’albero magico con una sega……..ma non riuscì, anzi riuscì solo a pelarsi la sua chioma. Dopo 2 giorni arrivo armata, da una boccetta con una pozione magica, per annientare tutti gli gnomi e gli elfi. Tuna e lucciolo quando videro la strega senza un capello in testa si sbellicarono dalle risate, ma tutto ad un tratto la guardarono negli occhi e capirono che faceva sul serio e si misero ad urlare a più non posso. La saggia gnoma DINDONDERO si accorse che i 2 amici avevano bisogno di aiuto, cosi corse a prendere il suo sacchettino di polvere magica e la tiro’ addosso alla strega , che fini nell’isola PUZZOLANDIA a prendersi cura delle puzzole. gli gnomi e gli elfi festeggiarono e fecero una scorpacciata dei dolci della casa della strega

Il ragazzo e il drago (di Alessandro Mancini)

C’era una volta un ragazzo, che con la madre viveva in una casa nel fitto della foresta. La madre, una donna magra e alta, non era ricca, visto che tutti i suoi guadagni andavano al re di quel popolo; infatti, anche se Jack, così si chiamava il ragazzo, e sua madre vivevano molto lontani dalla città, dovevano pagare lo stesso le pesanti tasse che il “Tiranno” (così veniva chiamato il re per la sua cattiveria) imponeva. Jack e sua madre vivevano di caccia e Jack portava sempre sostanziose “prede” a casa. Un giorno, mentre era a caccia accadde un fatto strano, per il quale il ragazzo per poco….svenne. Mentre camminava nel bosco in cerca di una lepre, Jack intravide qualcosa brillare per terra e, quando si chinò per raccoglierlo, scoprì che si trattava di una chiave, con su scritte le parole”Libera il drago della montagna in pace perché il suo spirito è ancora audace”. Quando Jack finì di pronunciare quelle parole, un suono riecheggiò con tremenda forza nella valle; Jack, impaurito, strinse forte la chiave fra le dita e questa si illuminò. Jack esclamò :”E adesso che c’è?”. La chiave improvvisamente si liberò dalla morsa del ragazzo e, mentre levitava davanti a lui, si trasformò in una spada con incise le parole “Cavaliere del drago”. Jack disse :”Che cos’è questa stupidaggine?” ma, nello stesso istante nel quale finì di pronunciare la frase, un enorme drago lanciato a velocità folle gli atterrò davanti e disse:”Questa non è una stupidaggineeeeee….!!!”. Il ragazzo, che era quasi svenuto alla vista del drago, svenne del tutto quando esso parlò. Quando però Jack si svegliò, il drago era accovacciato accanto a lui ed esclamò:”Ti sei svegliato finalmente!”. “Sono il drago della montagna”, rispose il drago,”tu mi hai svegliato dal mio lungo sonno ed ora sono pronto a servirti”. “Pronto a servirmi e…….” Jack impugnò la spada.”Bene, allora mi aiuterai ad uccidere il re di questo paese che è vile, meschino e perfido. Jack e il drago si sedettero e studiarono una strategia di attacco. Quando fu pronta Jack montò sul dorso del drago e insieme si lanciarono all’attacco. Riuscirono a penetrare nel castello fino ad arrivare al re, che li supplicò di non ucciderlo e in cambio promise che da quel giorno avrebbe governato senza pensare solo ed esclusivamente a se stesso. Jack ci credette, infatti da quel giorno il re governò il regno alla perfezione. Jack e il drago, poi, rimasero amici e stettero insieme fino alla fine dei loro giorni felici e contenti.

Il ranocchio pasticcione (di Francesco Bruni)

C’era una volta un ranocchio molto insolito, perché andava a scuola e faceva i compiti proprio come un bambino. Però aveva un piccolo problema: era piuttosto bruttino e molto dispettoso, mentre a scuola erano tutti carini e gentili; lui non riusciva a socializzare con nessuno.
Un giorno, mentre stava rannicchiato su una foglia dello stagno, udì un bisbiglio di voci provenienti da un albero e allora prese una mosca con la sua lingua, la lanciò dentro un buco della corteccia del tronco. All’improvviso ne uscì fuori un gufo che si arrabbio molto e gli diede un calcio tanto forte da farlo atterrare in una pozzanghera piena di fango. Allora il ranocchio si infuriò e per sfogarsi andò a sbattere la testa in un ceppo molto duro e robusto. Si fece sera e lui, anche se aveva un bel bernoccolo, era felice.
La mattina seguente era ancora più arzillo e fece tantissimi dispetti, tanto che tutti gli animali lo rimproverarono, si rivoltarono contro di lui, erano talmente arrabbiati, che non gli rivolgevano più la parola.
Il giorno ancora successivo, mentre stava camminando per la strada, incontrò di nuovo il gufo che, spazientito, gli disse: “Sei proprio un guastafeste, nessuno ti vuole, sei un dispettoso!”. A queste parole il ranocchio si irrigidì e scappò via, rifugiandosi sotto tante foglie secche. Trascorse molte ore lì a pensare come poteva fare per farsi perdonare, ma non gli venne in mente nulla, quando ad un tratto ebbe un idea e disse: “Vorrei allagare tutto il villaggio con dell’acqua, però dove la trovo? Potrei farmi qualche amico e combattere contro la rivolta degli animali, no! Ma chi mi vuole!? E poi anche se riuscissi a trovare qualche amico, come potremmo sconfiggerli? Oh! Non so proprio come fare!”, e andò avanti tutta la sera, riflettendo su idee inutili.
Il giorno seguente, camminando, vide dei cartelli con sopra scritto che era stato rapito il gufo da un leone. Allora il ranocchio disse: “Bene, per farmi perdonare salverò il gufo” e tutto contento andò alla sua ricerca.
Seguì le tracce che lo condussero in una grotta. Ad un tratto vide il gufo rinchiuso in una gabbia per uccelli, allora il ranocchio forzò la serratura con la sua lingua, saltando in groppa del gufo, fuggì e i due ritornarono nel loro habitat.
Da quel giorno il ranocchio ebbe imparato la lezione e non fece più un dispetto a nessuno, anzi fu gentile e generoso con tutti. Adesso lui ha moltissimi amici, gli animali quando la vedono sorridono e ancora oggi vive felice e contento.

La gatta eroina (di Francesca Garbarino)

C'erano una volta un re di nome Ferdinando III e una regina di nome Mariaserena II.
I due sposi governavano un castello sulle coste della Liguria.
Una sera di ottobre, precisamente di venerdì 17, nacque un bambino un po' bruttino di nome Gianpasqualino figlio di Ferdinando e Mariaserena.
Dall'altra parte della regione c'era un altro castello dove governavano un re di nome Samuele I e la sua sposa Leopolda III. Contemporaneamente alla nascita di Gianpasqualino nacque anche una bimba bellissima di nome Miluna.
Quando Gianpasqualino e Miluna diventarono adulti, si dovettero sposare per accordo dei due padri. Miluna che era: avida, vanitosa, educata ma allo stesso tempo scortese e viziata, non ne voleva sapere di sposare Gianpasqualino che secondo le descrizoni del padre era: brutto, timido, educato, dolce, amabile e non viziato , era per lei un vero mostro! Ma il padre la convinse a sposarlo per i soldi.
Una mattina di primavera, mentre il principe dormiva nel suo letto, una cameriera lo venne a svegliare dicendo:"Vostra altezza dovete svegliarvi la principessa Miluna è stata rapita!". Il principe si alzò in piedi di malavogla, disse:"Devo proprio salvare io la principessa?" e se ne tornò a letto. Allora la cameriera spalancò le tende e il principe dovette alzarsi.
Alle sette, il principe, senza aver fatto colazione, era già vestito e andò nella scuderia a prendere il suo cavallo di nome Carota. Prima di partire salutò la famiglia e la madre Mariaserena gli affidò una gattina bianca con una sella sulla fronte. Il principe la accettò volentieri e, dato che non aveva voluto accompagnatori, ne fu felicissimo.La bellissima gatta si chiamava Rosalina ed era appena stata comprata dalla regina Mariaserena per ventisette cavolini d'oro al gattile di Savona.
Il principe partì a cavallo di Carota e con in testa Rosalina, aggrappata con gli artigli.
Arrivarono dopo una cavalcata di tre ore. Il castello dove era tenuta prigioniera la principessa era circondato da un porcile pieno di magliali.Il principe fece un salto e scavalcò il porcile arrivando alla porta. Sfoderò la spada e sfondò la porta seguito da Rosalina.
Il principe si sarebbe aspettato di incontrare lo stregone dopo ore, invece se lo ritrovò davanti con la principessa che rideva e piangeva. Il principe capì che era un complotto per imprigionarlo. Lo stregone esclamò:"Non credevo che avessi tutto questo coraggio! Ah! Ah!" e la principessa:"Ti abbiamo preso in giroe tu ci sei cascato come un pesce lesso! Ah! Ah! Ah!".
Lo stregone lanciò una polvere rossa e nera sul principe che svenì.
La gatta, che si era nascosta, saltò sopra allo stregone e lo fece cadere a terra, uccidendolo.
La principessa prese un grosso vaso di porcellana e cercò di scaraventarlo addosso a Rosalinache lo schivò. La principessa fuggì via dal castello lasciando Gianpasqualino e Rosalina.
La stella che stava sulla fronte di Rosalina si illuminò e ad un tratto la gattina si trasformò in una bellissima ragazza dai capelli biondi, dagli occhi verdi e la carnagione chiara.
Rosalina baciò il principe che riaprì gli occhi. Dopo che Rosalina ebbe spiegato tutto tutto al principe, cioè che era una principessa straniera trasformata in gatta dal perfido mago perchè non aveva voluto sposarlo, i due tornarono a palazzo e si sposarono.
Della principessa Miluna non si seppe mai più niente e tutti vissero felici e contenti.

Laura e il taccuino magico (di Sabrina Bisio)

Pochi anni fa nacque una bambina di nome Laura,che era carina,testarda e solare.
I suoi genitori erano molto contenti della sua nascita,però la zia di nome Eva era molto gelosa,perché era brutta e non era fidanzata,né sposata. Un brutto giorno Eva uccise i genitori di Laura,dicendo alla polizia che li aveva trovati lì,morti. La piccola Laura dovette andare ad abitare con la perfida zia. Laura crebbe però divenne una splendida ragazza. Un giorno era andata a fare una passeggiata,quando decise di comprare un taccuino visto in una vetrina. Entrò nel negozio e lo chiese alla commessa,ma questa le disse che era un taccuino magico e di non comprarlo assolutamente. La ragazza però che era un po’ testarda come la madre,decise di comprarlo comunque. Tornando a casa lo disse alla zia che ne fu felice,perché gliene voleva comprare uno. Lei andò di corsa in camera sua a scrivere sul taccuino e scrisse i posti che voleva visitare,tra questi le Maldive. Finito di scrivere,il taccuino catapultò Laura in un posto che non aveva mai visto erano le Maldive! Laura capì il potere del diario,cioè:qualunque cosa scrivesse,si avverava. Lei visitò il posto e incontrò un ragazzino della sua età,Robert. Però gli disse come mai era venuta in quel posto e come c’era arrivata;fu molto stupito di sentire la spiegazione di Laura. Robert però non le disse sul fatto che lui era il principe del posto e che quindi suo padre era il re. Intanto Eva,la zia di Laura,vedendo che la ragazza non tornava e non c’era più,chiamò la polizia,avvertendoli della sparizione. La polizia cercò tracce e capì che era stata Eva ad uccidere i genitori di Laura,che era alle Maldive e che si era innamorata di Robert. La ragazza disse a malincuore a Robert,che doveva partire,doveva andare a casa sua,in un posto lontano dalle Maldive,ma Robert che era follemente innamorato di Laura e non voleva abbandonare,chiese a suo padre se poteva andare con lei,gli spiegò la storia e gli disse che erano innamorati. Loro partirono grazie alla magia del taccuino e arrivarono vicino a casa di Laura. La polizia spiegò tutto alla ragazza,che ci rimase molto male,ma era la giusta punizione da dare alla zia. Comunque Laura,che era buona di animo,disse alla zia che si era fidanzata con Robert,un amico delle Maldive,che aveva conosciuto durante la sua sparizione,grazie al taccuino comprato. Laura e Robert tornarono alle Maldive. Dopo pochi anni Laura ebbe un figlio di nome Robert,che era dolce; il re era felice di questo avvenimento. Laura divenne la regina,Robert il re,il piccolo principe e il padre di Robert nonno. Laura dovette ringraziare il diario magico e lo seppellì,nella speranza che qualche bambino lo trovasse e riuscisse a realizzare il suo sogno. Quel taccuino è ancora in una spiaggia delle Maldive.

Il primo salvataggio del principe (di Martina)

C’era una volta un principe bello, alto, con i capelli castani, che viveva in una foresta incantata. Il principe si chiamava Leprotto. Leprotto era un principe molto saggio; tutta la gente quando lo vedeva si inchinava e lo rispettava.

Un giorno un contadino andò dal re che era il padre di Leprotto e disse: “Sire, oggi mentre lavoravo, nei campi una bellissima fanciulla è stata rapita da un signore”.

Il re gli rispose: “Grazie di avermi avvertito, Giuseppe. Quando ritroveremo la ragazza ti darò un premio”. Il contadino se ne andò contento.

Il re voleva mandare le sue guardie più forti alla ricerca della ragazza, ma il principe Leprotto si oppose e disse: “Padre, voglio occuparmene io di persona. Voglio vedere chi è quel malvagio che ha rapito la fanciulla”. Il re a quel punto gli diede il permesso.

Il principe andò con il suo bellissimo cavallo bianco nella foresta. Lì montò una tenda ed attese.

Passarono i giorni e non si fece vedere nessuno; intanto Leprotto aspettava perché era sicuro di quello che faceva. Un bel giorno, girando nella foresta, vide una piccola luce provenire da una cavità sotterranea, sotto ad un albero di mele dorate. Incuriosito si avvicinò e vide che l’ dentro c’era la fanciulla rapita. Lui però non si poteva avvicinare tanto, perché il rapitore aveva messo due lupi a guardia e aveva legato la fanciulla come un salame.

Il giorno dopo il principe tornò al castello e andò a prendere le armi più forti che aveva:spade, scudi, corde, reti: sapendo che i lupi mangiavano galline ed altri animali piccoli prese anche quelli come esca.

Quando tornò dalla fanciulla, dopo esser sceso da cavallo, incominciò a dare da mangiare tutto quello che aveva comprato ai lupi per farli distrarre. Poi slegò la fanciulla, ma non ci riuscì perchè il rapitore riusciva a vedere attraverso una macchinetta ogni movimento che lei faceva. Infatti, appena lei si liberò, il rapitore arrivò immediatamente.

Così Leprotto ed il rapitore incominciarono a lottare con la spada. Ad un certo punto Leprotto cadde a terra e sembrava sconfitto, ma il cavallo, sapendo che al suo padrone piacevano le mele e che ogni volta che le mangiava gli vaniva tanta forza, diede un calcio ad una mela dorata che era caduta per terra. Il principe marciò la mela e magicamente si rialzò; con un colpo di spada uccise il rapitore.

Leprotto slegò la fanciulla e la portò al castello. Il re fu soddisfatto di quello che il figlio aveva fatto. Il principe e la fanciulla di nome Isabella furono attratti l’’uno dal’altra. Poco tempo dopo si sposarono e diventarono re e regina.

Ah! Dimenticavo: Giuseppe il contadino ricevette il premio che il re gli aveva promesso. E così vissero tutti felici e contenti.